lunedì 22 agosto 2011

Cosa succede quando sai che devi dire qualcosa ma non sai esattamente cosa?


Effettivamente, sembra essere uno di quei film da vedere due o tre volte solo per capire se la sensazione di meraviglia è data dal fatto che, effettivamente, sei tornato bambino per due ore davanti alla versione Anni Duemila di E.T. oppure è davvero un prodotto che merita. Ora. J.J. Abrams è sicuramente uno degli uomini di cinema più influenti di questo decennio. Non ha solo ridefinito il concetto di serialità televisiva, ma è anche riuscito ad accendere il dibattito teorico (Cloverfield), ringiovanire un vecchio franchise entrato nell’immaginario come elemento per nerd (Star Trek) e trovare un punto di contatto tra la pura spettacolarità (sia dal punto di vista del genere: un mix di horror fantastico con richiami felicemente favolistici) e la narrazione archetipica propria di uno dei suoi maestri indiscussi: Steven Spielberg, che si Super 8 è anche produttore (e si vede).

Probabilmente i cinefili si lanceranno in accese discussioni sui giochi metalinguistici di cui il film è pieno. Dai pretesti che danno il via alla vicenda (il film amatoriale in 8mm fatto da ragazzini con il culto del cinema di Serie B, riflessione nostalgica su una dimensione che il cinema digitale sembra aver distrutto per sempre?), dalle effettive riletture e riscritture della fabula dell’incontro con l’altro sia come metafora delle barbarie umane (siamo aggressivi per natura e incapaci di rapportarci tra di noi senza costruire gerarchie e violenze) sia come “avventura inevitabile” in cui solo i bambini sanno veramente cosa succede e come funziona.

Punti sacrosanti, ma che rischiano di inficiare la potenza del film. Narrativamente lineare,
Super 8 cerca di definire un punto di contatto tra intrattenimento di qualità – da qui il background televisivo di Abrams – ridefinizione del posto del cinema all’interno del sistema dei media – non è cinema che imita la televisione o cinema che imita i videogame, ma cinema che fa il cinema – e spettacolo puro.


Da un lato, sarei tentato di andare avanti. Il film mi è piaciuto molto – per quanto possa valere – ma rischierei di rivelare alcune cose rovinando l’attesa. Dall’altro sono convinto che solo con un’ulteriore visione sia possibile entrare in profondità di un prodotto che ti riempie di dubbi, ti scuote e ti risveglia dall’incredulità con la meraviglia da parco di divertimenti. Forse J.J. Abrams ha trovato una delle ricette per fare cinema in maniera convincente e propriamente detta senza ricorrere a mezzucci come il 3D? Può essere. È ancora presto sia per dirlo, sia per prendersi il rischio. Il film da noi esce a Settembre.

1 commenti:

Resto In Ascolto ha detto...

ciao,
ti seguo sul Mucchio e ti trovo nella blogosfera. felice incontro.
gianni