
1. Come eravamo
Ho scoperto gli Afghan Whigs tardissimo. Tipo che i Twilight Singers erano già al secondo disco. Non mi presero subito. Fu un lentissimo e graduale innamoramento che ha portato, ora, alla totale adorazione di praticamente tutto quanto fatto da Greg Dulli. Il primo concerto dei ...Singers che ebbi occasione di vedere fu una rivelazione. Suonavo ancora negli Squirrel [1]. Il cantante [2] e io [3] eravamo in prima fila, immersi nella più totale adorazione: per due ore, eravamo tornati credenti. Era il periodo tra Blackberry Belle e il disco di cover She Loves You. Unanime coro di elogi. Anche tra i non adepti alla chiesa. Greg è tornato. Quel pezzo con Mark Lanegan. Quanto soul. Bla... bla... bla. Intendiamoci, è un disco splendido. L'ho consumato, capite? Non è questo il punto. Perché tanto quello era stato trattato come la seconda venuta di Cristo (o di James Brown, fate voi), quanto Powder Burns aveva lasciato i "non iniziati" molto tiepidi.
2. Stand Up! It's A Fuckin' Rock Show!
E in effetti il disco sembra più monotono. Sarà perché il suono è più stratificato. Sarà perché si cerca un impatto ancora più fisico, ancora più torbido. Ma, e qui mi aiutano pure le copertine, se Blackberry Belle aveva una sorta di "apertura", Powder Burns era claustrofobico e metropolitano. Greg Dulli esplode sempre, cambia solo il modo. Da catarsi e basta, a catarsi e rabbia. Ero rimasto un po' contrariato pure io. Sarà perché avevo ascoltato troppe volte brani come The Killer e Esta Noche, sarà perché il ricordo del concerto torinese era così legato a quelle canzoni. Ho dovuto aspettare un nuovo concerto per rendermi conto della grandezza del nuovo materiale. Siamo a Barcellona, all'Auditori del Parc del Forum [4]. Tutti sono seduti. Dopo due canzoni, la band introduce un pezzo - credo Teenage Wristband - e Greg, avvicinatosi al microfono, urla alla sua maniera: «Alzatevi, cazzo, è un concerto rock!». Risultato? Non solo si alzano tutti, ma si spingono in avanti, quasi per toccare fisicamente quelle onde sonore che ci stanno investendo. In quel momento, avevo capito che le canzoni di Greg Dulli avevano una potenza sciamanica.
3. She loves you, yeah yeah yeah
Tutto questo per dire che ogni tanto ho un bisogno endemico di tornare su Powder Burns. Per lo meno sulle prime cinque canzoni. C'è un momento, a metà di There's Been An Accident, nel secondo esatto in cui la band attacca il crescendo, in cui sembra esplodere tutto: le tonsille di Greg Dulli raggiungono quelle spirali cosmiche che Lester Bangs scomodava parlando di Astral Weeks di Van Morrison [5], il cuore non regge alla potenza "mesmerica" di quelle vibrazioni fortissime, il cervello va in tilt e costruisce un universo monosensoriale in cui esiste solo quella musica... e via andando con le stanche metafore che preferite. Non sarà un disco oggettivamente riuscitissimo (ma che diavolo vuol dire? La pop music nasce proprio da un concetto musicale ontologicamente sbagliato) ma dall'attacco strumentale di Toward The Waves - altro momento da lacrime - ai riverberi beatlesiani di Forty Dollars, sembra il più grande disco di tutti i tempi. Canzoni che incidono tagli profondissimi. Lasciando segni visibili.
... to be continued ...
[1] http://myspace.com/squirrelspace
[2] ora su http://www.gardeningatnight.it
[3] ora qui.
[4] http://www.primaverasound.com/pc/
[5] cfr. Lester Bangs, Guida ragionevole al frastuono più atroce, minimum fax, Roma 2005.
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